Tassinaia 2007

Tassinaia 2007
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Anno: 2007
Cantina: Castello del Terriccio
Regione: Toscana

Disponibilità: Non disponibile

44,00 €
Tipo di vino
Rosso
Aroma del vino
Aromatico, Etereo, Minerale, Speziato, Tostato
Ideale con
Carni rosse, Formaggi stagionati, Selvaggina da pelo

Descrizione

Dettagli

Il suo nome, "luogo dei sassi", deriva da un lato dalla pietra presente nel sottosuolo di questi terreni che è servita alla costruzione della maggior parte dei fabbricati presenti sul lato del podere dove si trovano gli impianti chiamati "Tassinaia". Il Tassinaia è ottenuto oggi, in percentuali pressoché uguali, da uve Cabernet Sauvignon e Merlot. Dopo 14-16 mesi di affinamento in barriques di rovere francese, anche il Tassinaia viene assemblato e fatto affinare in vetro per almeno 12 mesi prima di essere commercializzato.

Caratteristiche

Ulteriori informazioni

Prizes

Premi e riconoscimenti

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Cantina Castello del Terriccio   Annata 2007
Origine Toscana   Colore Rosso
Formato Bottiglia standard (750 ml)   Denominazione Toscano o Toscana IGT
Tipologia Rosso   Titolo Alcolometrico 14%
Temperatura di servizio 16-18°C   Aroma del vino Aromatico, Etereo, Minerale, Speziato, Tostato
Abbinamento Carni rosse, Formaggi stagionati, Selvaggina da pelo   Occasione d'uso Evento speciale, Per stupire, Serata romantica
Vitigni 50% Cabernet sauvignon , 50% Merlot      

Cantina

Castello del Terriccio

La Storia

In questo territorio collinare la viticoltura risale ai tempi degli Etruschi, che tra l’800 e il 500 avanti Cristo dominavano questo tratto di Toscana dediti soprattutto all’estrazione mineraria, come testimoniano numerosi reperti archeologici rinvenuti nella proprietà, ma è al Medioevo che ci riportano le rovine del castello di Doglia, detto del Terriccio. Strategicamente posizionato in cima alle colline, esso aveva funzione di torre di segnalazione e protezione per gli abitanti delle pianure che all’avvistamento delle vele saracene vi accorrevano per trovarvi rifugio.

Castello del Terriccio ha dunque una storia millenaria. Tra il Duecento e il Trecento, il vescovo di Pisa, nipote di papa Bonifacio VIII, in nome della Chiesa Romana concesse in enfiteusi la Tenuta ai conti Gaetani. Alla fine del Settecento, rimasto senza eredi quel ramo della famiglia Gaetani, il Terriccio fu acquistato dai principi Poniatowski, emigrati dalla Polonia, ai quali la proprietà appartenne fino alla prima guerra mondiale. I Poniatowski trasformarono la realtà fortificata del castello in un’attività agricola: di qui la costruzione della fattoria per organizzare la produzione di grano, olive e uva, classiche colture della zona, la realizzazione della cantina aziendale e degli altri fabbricati e casali.

La moderna storia del Terriccio ha inizio nel primo dopoguerra, quando la Tenuta viene acquisita dai conti Serafini Ferri, famiglia d’appartenenza dell’attuale proprietario. Con gli importanti interventi di miglioramento fondiario realizzati negli anni venti, i Serafini Ferri portarono l'azienda ad una fisionomia molto vicina a quella attuale.

Fino agli anni settanta la Tenuta era ancora conosciuta prevalentemente per l'attività cerealicola, al punto da conquistare il record europeo di produzione del granturco in secondo raccolto. Questa specializzazione è rimasta ancora oggi - con una attenzione particolare per la coltivazione biologica di farro, frumento, foraggio e ulivi - ma nel tempo è stata superata in notorietà ed importanza dalla coltivazione di vigneti destinati alla produzione di vini pregiati: dai 25 ettari vitati nel 1980 si è passati infatti agli attuali 60.

Il Territorio

La fortunata combinazione tra suolo e aria, terra e luce, rendono peculiare questo microcosmo agricolo dove si integrano con equilibrio la natura e l’intervento dell’uomo che nel tempo ha saputo, con lungimiranza, salvaguardare la biodiversità del territorio mantenendo la presenza di differenti coltivazioni e di vegetazione spontanea accanto ai vigneti.

L’ampiezza della proprietà ha inoltre consentito in fase di impianto dei vigneti di scegliere a macchia di leopardo i terreni più vocati per caratteristiche del suolo, punto di rugiada,

esposizione alle brezze marine ed esposizione alla luce. Le vigne infatti sono esposte in modo che il mare faccia da specchio e quindi la luce vi arrivi di riflesso, con una durata più prolungata rispetto a quella diretta del sole. I terreni sono quelli in cui gli elementi minerali, tra cui ferro e rame, si mescolano alla tessitura di medio impasto con una equilibrata interazione di sabbie, limo e argilla. Tutti fattori, questi, che insieme si rivelano determinanti nel conferire ai vini rossi di Castello del Terriccio la grande struttura e il raggiungimento di altissimi livelli di polifenoli.

I Vigneti

 

La coltivazione della vite in queste terre risale all’epoca etrusca e nei secoli è stata poi sospesa e ripresa. Alla fine degli anni ottanta del novecento s'inaugura la nuova fase di viticoltura con l’intento di esplorare sino in fondo le potenzialità del territorio e la sua effettiva vocazione.

E’ allora che si pensa a selezionare nuovi vitigni intravedendo la possibilità di raggiungere le più alte vette qualitative utilizzando uve diverse dal Sangiovese e dalle uve bianche tradizionali fino ad allora coltivate. La scelta delle varietà da portare al Terriccio è particolarmente scrupolosa, compiuta con una accurata selezione di ceppi internazionali, con l’intento di ottenere risultati importanti e allo stesso tempo in grado di mantenersi stabili e costanti sui più alti livelli di qualità. L’adozione di questi vitigni ha reso inevitabile la decisione di uscire dalle due D.O.C. locali - Montescudaio e Terratico di Bibbona - rinunciando così alla loro protezione per produrre vini a semplice Indicazione Geografica Tipica.

Dopo lo Chardonnay introdotto nel 1988 e il Sauvignon Blanc nel 1989, sono poi seguite le uve a bacca rossa: il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon e il Merlot, che hanno trovato una particolare espressione nei territori della proprietà arrivando a superare i risultati conseguiti nei luoghi da cui tradizionalmente provengono.

Il percorso di ricerca è proseguito nei primi anni novanta, quando vengono introdotti Syrah e Petit Verdot, impiegati per sperimentazioni in vigna al fine di ampliare la piattaforma ampelografica e utilizzati in micro-vinificazioni in cantina per verificare la capacità d'ambientamento e di espressione.

I vigneti sono allevati a cordone speronato per le uve a bacca rossa e a guyot per le uve a bacca bianca. A tutela delle risorse idriche superficiali e profonde, a contrasto dell’erosione e per la salvaguardia della biodiversità, viene mantenuto l’inerbimento a filari intercalari, con semine autunnali sovesciate. Le densità di produzione adottate nei nuovi impianti sono pari a circa 5600 ceppi.

L'obiettivo perseguito su tutti i vitigni, soprattutto con l'arrivo in azienda nei primissimi anni ’90 dell'enologo e consulente strategico Carlo Ferrini, consiste nell'abbattimento della produzione che viene infatti portata a 900 grammi di uva per pianta. In questo modo si arriva ad ottenere una naturale ricchezza e concentrazione dei vini, con una carica polifenolica importante, una grande struttura accompagnata allo stesso tempo da una particolare sofficità, e con una notevole capacità di invecchiamento.

La strada verso l’eccellenza vinicola è tracciata e i primi risultati sono sorprendenti: i nuovi vitigni si rivelano capaci di trasmettere al vino tutto il calore, la luminosità e la ricchezza di questo tratto particolare della costa toscana, esaltandone incredibilmente il carattere.

Nel 1993 è finalmente pronto il frutto di questa ricerca: nasce Lupicaia che rivela da subito la dirompente classe del campione e nel 2000 vede la luce Castello del Terriccio che immediatamente si impone come secondo fuoriclasse dell’azienda

Regione

Toscana

Toscana

 

La Toscana è forse la regione italiana più nota nel Mondo. Questo grazie all'incredibile qualità e prestigio dei vini e alla capacità di chi li produce di essere abile e capace nel comunicare i valori di questa terra.

Una vera miniera di vini rossi a base sangiovese, merlot, cabernet, canaiolo.

Ma anche di bianchi, come la Vernaccia di San Gimignano, il trebbiano toscano, la malvasia, il vermentino.

Chianti, Montepulciano, Montalcino, San Gimignano, sono solo alcune tra le zone fantastiche, ove sono ammirabili le dolci colline ricoperte da filari ad archetto toscano, piuttosto che a Guyot o a cordone speronato.

Paesaggi impreziositi dalla presenza di castelli, abbazie e ville padronali, che fanno della Toscana un vero e proprio luogo di culto del vino. Di altissima fama i Super Tuscan, quali Tignanello, Sassicaia, Solaia ed Ornellaia, riconducibili allo stile francese del Bordeaux.

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