Barbera La Ribelle 2017 CamilloDonati Bio

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Anno: 2017
Cantina: Camillo Donati
Regione: Emilia Romagna

Disponibilità: Disponibile

Prezzo di listino: 18,91 €

Promo 12,29 €

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Tipo di vino
Bio
Aroma del vino
Erbaceo, Fragrante, Minerale, Fruttato
Ideale con
Affettati e salumi, Carni bianche, Carni rosse, Formaggi freschi, Formaggi stagionati, Fritture, Pizza, Primi di carne

Descrizione

Dettagli

Questo vino nasce da un'idea che ci è venuta nel 2016, osservando e prendendo atto dell'ennesima annata calda e siccitosa. Già da anni "urliamo" ai quattro venti di come il clima sia drasticamente cambiato (da noi nel giro di circa 40 anni, l'epoca della vendemmia è stata anticipata di circa 50 giorni, facendo così diventare l'uva un frutto prettamente estivo, quando invece era un frutto autunnale) e di come le viti facciano fatica ad adattarsi a queste nuove stagioni, ma negli ultimi 10 anni, a parte la parentesi 2014 (per noi annata stupenda, un vero tuffo nel passato di almeno 20 anni!), tutto questo è peggiorato ulteriormente, diventando una vera e propria tendenza. Alcuni vitigni stanno rispondendo meglio di altri a questi mutamenti climatici e tra quelli che stanno facendo più "fatica" c'è sicuramente il barbera. Barbera è un vitigno presente sulle nostre colline da svariati secoli e si è sempre trovato benissimo, dando origine a grandi vini! Ora sta arrancando, perché? La vite porta comunque a maturazione completa la sua uva, ma la differenza tra la maturazione "tecnica" (zuccheri, acidità ecc..) e quella fenolica (reale, la chiamo io), quella cioè che misuri in bocca, fra le dita, oggi è enorme! Se adesso aspetti, come sarebbe giusto fare per ottenere le peculiarità del vitigno e tutte le sue caratteristiche, la maturazione fenolica completa, ti trovi con gli zuccheri alle stelle! Per noi, che tentiamo di fare vini frizzanti, quando ti trovi gradazioni di 15°/16° gradi alcoolici, diventa impossibile pensare che questo vino possa rifermentare in bottiglia. Ecco, quindi Ribelle! Ribelle, avrete già capito, è Barbera! Barbera raccolta molto in anticipo, ancor prima della Malvasia! Pigiamo l'uva direttamente in pressa e solo lo sgrondo prima di pressare, viene utilizzato per Ribelle, lasciandolo poi fermentare spontaneamente, in botte d'acciaio, senza le bucce. Semplicemente tutto qui. In questo modo abbiamo ottenuto un vino che ha una gradazione alcoolica più bassa, che permetterà ai propri lieviti di portare avanti una rifermentazione in bottiglia, ma cosa ancor più importante, così abbiamo ritrovato la grande bevibilità del barbera che negli ultimi anni era andata perduta! Ovviamente è un barbera molto diverso rispetto al fratello che otteniamo vendemmiandone l'uva 20 giorni dopo e vinificandolo sulle bucce per alcuni giorni, ma a noi il risultato è piaciuto moltissimo, proprio per la sua semplicità ed estrema bevibilità. Ancora una volta Barbera ci ha commossi! Ecco perché il nome di questo vino non poteva essere che Ribelle! Barbera che vuole ribellarsi a questi cambiamenti climatici, Barbera che contro ogni logica apparente si veste di rosa e resiste! Un altro motivo nella scelta del nome è del tutto personale, anche se credo molto attuale: Ribelle, come il papà e tanti altri che come lui già a 16/17 anni, fecero una scelta di vita consapevole ben precisa superando le diversità politiche e religiose personali e, tutti insieme, si ribellarono a coloro che stavano calpestando i fondamentali diritti e valori umani e cristiani (ecco il perché del colore azzurro in etichetta) della dignità e libertà di ogni persona! Ribelle è volutamente solo in magnum, per diversi motivi, uno tra questi è perché vorremmo che lo si bevesse in compagnia e che, oltre a regalare emozioni, possa anche dare motivo di parlare, di riflettere e di prendere posizione decisa contro chi provoca questi stravolgimenti climatici per il bene dei nostri figli e del nostro pianeta! Utopistico? Probabile, ma chissà.. Forse, anche 80 anni fa era considerato "utopistico" poter cambiare le cose ed invece.. Ringraziamo la Provvidenza, che ci ha ispirato quest'idea per il Barbera e ci ha dato modo di fare una parte, anche se infinitesimale, in difesa di questo nostro meraviglioso Pianeta Terra, ricevuto in dono da Dio, custodito e salvaguardato da tante brave persone per secoli e mai come ora nella storia dell'umanità, sull'orlo del baratro!

Caratteristiche

Ulteriori informazioni

Prizes

Premi e riconoscimenti

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Cantina Camillo Donati   Annata 2017
Origine Emilia Romagna   Colore Rosato
Formato Bottiglia standard (750 ml)   Denominazione Emilia o dell'Emilia IGT
Tipologia Bio   Titolo Alcolometrico 13,5%
Temperatura di servizio 16-18°C   Aroma del vino Erbaceo, Fragrante, Minerale, Fruttato
Abbinamento Affettati e salumi, Carni bianche, Carni rosse, Formaggi freschi, Formaggi stagionati, Fritture, Pizza, Primi di carne   Occasione d'uso Cena/Pranzo di lavoro, Feste, Meditazione, Per stupire, Serata romantica, Serata tra amici
Vitigni Barbera 100% con raccolta anticipata      

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Cantina

Camillo Donati
Nonno Orlando, impiantò una vigna di piccole dimensioni per il consumo familiare, nel 1930, in località Arola, in un posto denominato “Groppone”. (Così chiamato per l’enorme pendenza del terreno). Il nonno fece innestare da suo cognato Oreste Cavalli, tante varietà d’uva, le più disparate, dalle più famose come Barbera, Bonarda, Sangiovese, Lambrusco Maestri e Grasparossa, Malvasia Aromatica di Candia, Sauvignon, Moscato Giallo, a quelle ormai oggi scomparse come l’uva rara, la terra promessa, ed altre ancora delle quali conosciamo solo il termine dialettale, ad es. “al besmén”. Questo denota la grande passione del nonno verso la viticoltura, la Vite. Anche se poi pigiava tutte le diverse uve insieme, tenendo separate solo le uve a bacca bianca dalle uve a bacca rossa. Questa sua personale “sperimentazione” d’allevare diverse qualità d’uva (usando la moderna terminologia oggi si direbbe “zonazione”) è risultata per me oggi molto importante nell’affrontare le scelte di portainnesti e di cultivar per realizzare i nuovi vigneti. Allora la vigna nell’economia familiare, rappresentava una piccola parte, che permetteva di bere vino tutti i giorni; questo era fondamentale nell’apporto di calorie nella dieta di quei tempi: il vino oggi è considerato da molti solo un piacere (io lo considero anche un alimento), ma anni fa era alimento fondamentale per compensare le carenze alimentari. Mio papà Antonio, unico figlio maschio di Orlando, intraprese un’altra strada: dopo aver completato gli studi in collegio all’Osservanza di Bologna, entra come impiegato al Centro Contabile della Banca Commerciale Italiana di Parma, ma nonostante la sua professione ha sempre coltivato la vigna del “Groppone” insieme al nonno Orlando fino al 1964, anno in cui morì quest’ultimo, per poi proseguire in seguito da solo. Mio padre era un innamorato della Natura, ed in particolar modo della Vite. Devo dire che mi ha saputo trasmettere questo amore in modo totale. Da lui ho imparato a rivolgermi alla Vite come ad un essere vivente, con il quale dialogare, ognuna con la sua propria individualità. E’ fondamentale riuscire ad intuire e valutare se e di cosa la Vite ha bisogno, specialmente durante la potatura, in modo da poter aiutare quelle in difficoltà ed “assecondare” in modo giusto quelle in piena vigoria. La Vite è una pianta generosissima, che sopporta anche tante angherie inflittele dal vignaiolo “disattento” e da una stagione avversa, ma se l’ascolti, e la tratti bene, con profondo rispetto e con tanto amore, lei questo lo avverte e ti ripaga largamente. Se la cura della Vite l’ho imparata da mio padre, “l’arte” del cantiniere l’ho imparata da Ovidio (classe 1923), amico di mio padre ed ora grande amico mio, poiché mio papà era più per stare nella vigna, all’aria aperta, che in cantina. Ovidio mi ha insegnato a muovere i primi passi nel vinificare, trasmettendomi il suo enorme bagaglio tecnico, e le sue “perle” di saggezza, frutto di una lunghissima esperienza e di un’intelligenza acuta. Oggi, con molta umiltà, cerco a piccoli passi di trasferire tanta sapienza nei miei vini, augurandomi che se ne possa cogliere l’essenza. E se tutto ciò è possibile, lo devo alla Provvidenza ed alla mia famiglia, la quale, nelle persone della mamma Rosetta, i suoceri Gabriella e Francesco, mia moglie Francesca, mia sorella Cristina, i miei cognati Moreno e Davide, le mie nipoti Morena e Monia (Monia ora lavora fissa con me), mi ha sempre appoggiato, incoraggiato, sopportato, ed aiutato anche proprio fisicamente, pur facendo tutti altri lavori, sacrificandosi amorevolmente e gratuitamente! In più oggi ci sono anche Camilla e Ginevra che ci aiutano anche loro a continuare su questa “strada” meravigliosa. Questo è un mio piccolo ed umile ringraziamento di cuore, a Dio ed a tutta la mia famiglia. Camillo

Regione

Emilia Romagna 

Emilia Romagna 

 

Emilia Romagna, terra di piacere e divertimento, gaiezza ed ospitalità. E' la seconda regione d'Italia per la produzione di vino.

Clima sub continentale, con inverni freddi ed estati calde nell'entroterra; più mite in pianura e vicino alla costa.

Terreni marnoso arenari, gessosi e calcarei in collina; suoli sabbiosi o alluvionali in pianura.

La trafficata Via Emilia fa da spina dorsale alla produzione viticola, facendo da spartiacque tra le coltivazioni di pianura a Nord e quelle di collina a Sud. Percorrendo questa strada da Piacenza a Rimini è possibile godere di un'elevata varietà di prodotti.

Dal lambrusco dell'Alta Emilia, al pignoletto dei colli bolognesi, fino ad arrivare al diffuso sangiovese di Romagna.

Altre coltivazioni presenti sul territorio sono la barbera, la croatina, il cabernet sauvignon, il montepulciano, tra i rossi; la fortana, lo chardonnay, la malvasia, il trebbiano, il pagadebit (bombino bianco) ed ovviamente l'albana, tra i bianchi.

E' proprio l'albana che nel 1987 potè fregiarsi della prima denominazione di origine controllata e garantita tra i bianchi del Bel Paese. L'altra DOCG di questa regione è la Colli Bolognesi Classico Pignoletto.

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